Image

Viaggio in Normandia alla scoperta delle custodie Bam

di Bruno Terranova

Nell’immaginario comune, la ricerca di nuovi materiali e il design sono naturalmente collegati con i computer, la robotica, l’automazione: ci si aspetta di trovarsi di fronte alla tecnologia industriale più avanzata, non dentro un grande laboratorio pieno di forme, semilavorati, lastre… e soprattutto persone, veri e propri artigiani. Questa è stata la sorpresa al nostro ingresso negli stabilimenti Bam a Dives-sur-Mer.

Possiamo muoverci liberamente tra gli uffici, gli scaffali e i banchi da lavoro, in quest’angolo di Normandia dai tramonti incredibili, i cui colori sembrano la tavolozza dalla quale Katja Götz trae ispirazione per le nuove Hightech.

La scelta di materiali innovativi e di forme inusuali per le custodie nasce proprio da questo: la fantasia e la competenza, tipiche dell’artigianato, unite alla partecipazione dei dipendenti alle scelte della società. Dalle mani che realizzano le forme, i tagli, a quelle che cuciono i rivestimenti in pelle o le tasche portaoggetti, nella nostra visita abbiamo capito cosa caratterizza questo marchio: le mani. L’automazione è minima, e le poche macchine presenti sono state realizzate direttamente in azienda.

Nata nel 1980, quasi per caso, da un’intuizione di Laurence O’Neill e Philippe de Trogoff – realizzare una custodia per la propria chitarra... con i materiali scelti per costruirsi una barca! – BAM (che sta per boîte à musique) ha reinterpretato nel tempo il ruolo di sperimentatrice di forme e materiali inusuali, diventando spesso fonte di ispirazione per molti altri produttori: i primi modelli realizzati in schiuma di ABS sono nati quando tutti gli altri utilizzavano il legno o la fibra di vetro; il multistrato delle Hightech quando i maggiori investimenti erano indirizzati verso la fibra di carbonio. E adesso fa da apripista all’utilizzo del policarbonato puro.

La BAM è francese, in tutto e per tutto, anche dopo che Katja e Robert Goetz ne hanno acquisito la proprietà nel 2010. E l’impressione che si ha in compagnia di quest'ultimo è che la Normandia lo abbia adottato. E la sua presenza costante in azienda si traduce in una collaborazione continua con tutti: il suo ufficio ha la porta aperta, niente segretarie o barriere. Lo incontriamo al termine della nostra passeggiata tra le linee di produzione.

Come ci si trova da tedeschi, oltretutto rappresentanti di una famiglia storica di “artigiani della musica”, alla guida di uno dei marchi simbolo dello stile francese?

«Bisogna ammettere che i tedeschi non sono proprio ben visti da queste parti! Ma la mia storia mi ha portato a lavorare molto fuori dalla Germania, e non ho nostalgia della vita a Markneukirchen. Vengo da un ruolo di dirigente di una grande industria: avevo due segretarie! Qui neanche una… ed è proprio quello che cercavo».

Il nome BAM richiama uno stile definito, iconico. Senza dubbio diverso da ciò che c’era prima. La strada della continuità dello stile ma con una costante innovazione tecnica non è semplice da seguire. Come nasce una vostra custodia?

«Tutti collaborano alla progettazione: da mia moglie, responsabile della scelta dei colori, ai tecnici che realizzano le forme e insieme ai quali studiamo i materiali. I computer sono entrati nel processo solo da poco tempo, con la nuova linea L’Opera, che ha richiesto un nuovo metodo di produzione».

Sono passati quasi vent’anni dalla nascita delle Hightech

«Abbiamo lavorato tanto per migliorarle, e dopo anni di sperimentazione abbiamo finalmente raggiunto un nuovo traguardo con il guscio in policarbonato, più robusto e resistente dell’ABS, ma al tempo stesso leggero ed elegante».

In effetti la delicatezza delle finiture è ciò che spesso viene criticato nelle vostre custodie…

«Chi viaggia molto per lavoro usa una valigia circa quattro o cinque volte al mese, e non si meraviglia che dopo pochi anni sia da cambiare: è graffiata, sporca… Un musicista usa la sua valigia – la nostra custodia – anche più di quattro volte al giorno. Dopo un anno è stata usata come una valigia in dieci! Eppure ci si aspetta che sia ancora assolutamente perfetta, come nuova. Le nostre sono custodie robuste, che garantiscono una grande sicurezza agli strumenti. Ma, come tutte le valigie, mostrano i segni del tempo e dell’uso. Con la nuova linea L’Opera per violino abbiamo cercato di rispondere alla richiesta di maggiore resistenza ai graffi, e il policarbonato si è dimostrato all’altezza delle aspettative».

Proseguiamo la nostra visita negli uffici commerciali e scopriamo che la “rivoluzione tedesca” ha portato ad un maggior coinvolgimento di tutta l’azienda nelle decisioni: la maggiore responsabilità che ne deriva è vissuta con orgoglio. Alcuni di loro sono qui da oltre vent’anni: collaborare con chi meglio di chiunque altro conosce i clienti è una scelta sicuramente giusta, e sta dando i suoi frutti.

Abbiamo una completa libertà di movimento: possiamo parlare con tutti e fermarci ad osservare ogni cosa. Accompagnati da Aurélia Lemarinel seguiamo la nascita degli astucci fino all’applicazione del marchio. La gran parte dello spazio disponibile è dedicata alle Hightech: le forme sono dappertutto! Si cammina tra attrezzi, gusci grezzi, lastre di ABS, semilavorati… è un interessantissimo viaggio all’interno delle custodie. Conosciamo Denis Totot, e scopriamo l’anima pratica di BAM: le sue idee sui materiali, la sua grande manualità, la sua esperienza, sono essenziali. Ci illustra minuziosamente tutto il suo lavoro, le macchine che lui stesso ha contribuito a progettare e realizzare. Lo ascoltiamo attenti, coscienti del fatto che è qui che le idee prendono forma e diventano prodotti: pochi computer, molta esperienza. Ed è qui che vediamo le mani, onnipresenti e insostituibili.

fotografie