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Roman Simovic: una prova di classe nel Secondo Concerto per violino di Prokofiev

di Luca Segalla

Abbiamo provato una sensazione strana battendo le mani mentre l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali saliva sul palcoscenico del Teatro Dal Verme di Milano, come sorpresi da un gesto dal quale ci eravamo astenuti per troppo tempo, nell’asfissia emotiva dei concerti in streaming, quando solisti e orchestre si inchinavano in modo un po’ goffo di fronte a platee silenziose e vuote. Adesso - è il 13 maggio - siamo davvero in sala con altri spettatori, sia pure distanziati e con la mascherina d’obbligo, per vivere l’esperienza di un concerto dal vivo. È stata un’emozione per noi ed evidentemente è stata un’emozione anche per I Pomeriggi Musicali, molto concentrati e carichi nel loro secondo concerto dal vivo di questo 2021, a tal punto che sul podio il Direttore Ospite Principale Alessandro Cadario poteva permettersi di lasciarli suonare senza dare troppe scosse, come accade quando i meccanismi tra direttore e orchestrali sono ben oliati.

Lo si è avvertito subito in un Notturno op.70 n.1 di Giuseppe Martucci delicato e sognante, le cui melodie erano lasciate scivolare nell’eleganza di un’evanescenza timbrica nella quale affiorano echi di Brahms e di Wagner. Italiano nell’animo, come rivela la morbida cantabilità dei suoi temi, Martucci era infatti un musicista con l’orecchio attento a captare quanto avveniva in Europa: siamo nel 1891, data dell’originale pianistico del Notturno (la trascrizione orchestrale è posteriore di dieci anni), e il compositore napoletano scrive una pagina lontana da ogni spigolosità avanguardistica e da intenzioni rivoluzionarie ma che riesce ad incantare l’ascoltatore.

Altro è stato invece, come era giusto, l’approccio agli asciutti arabeschi neoclassici de Le tombeau de Couperin di Maurice Ravel, che Alessandro Cadario ha diretto in punta di bacchetta, senza enfatizzarne la brillantezza, anche penalizzando un poco la vivacità del Rigaudon conclusivo, e puntando piuttosto a mettere a fuoco tutti i dettagli della trama compositiva. È stata un’interpretazione di grande nitore e pulizia timbrica, da apprezzare anche per l’ottima prova dei fiati dei Pomeriggi, a partire dall’oboe che nella versione orchestrale del Tombeau de Couperin (l’originale è per pianoforte) svolge quasi un ruolo di solista.

Il centro di attrazione emotiva della serata era però il Concerto per violino n.2 op.63 di Sergej Prokofiev, affidato a un solista di gran pregio come Roman Simovic, interprete ideale di una pagina massiccia nell’impostazione di fondo e dalla robusta densità melodica. Fin dal sinuoso tema iniziale nella regione grave il violinista ucraino ha messo in luce una cavata profonda ed un fraseggio tornito, sostenuto di un virtuosismo ferrigno che gli ha permesso di rendere tutta la densità del cantabile di Prokofiev, senza per altro arretrare di fronte ai passaggi più impervi, soprattutto nell’Allegro ben marcato conclusivo, affrontati di slancio e con un’invidiabile sicurezza di intonazione negli acuti. A irrobustire la sua interpretazione c’erano un senso implicabile del ritmo, anche nel secondo movimento con il suo cullante e inesorabile avanzare, un uso moderato del vibrato a evirare ogni cedimento sentimentale ed un’ottima intesa con l’orchestra, soprattutto per quanto riguardava gli equilibri timbrici e dinamici. Simovic è il Primo Violino Solista della London Symphony Orchestra e in questa occasione lo si è avvertito nel fatto che ha suonato sempre con un orecchio all’orchestra, senza mai porsi troppo in primo piano. Sul podio Cadario ha concertato con cura e lo testimoniavano molti dettagli, per esempio il perfetto sincronismo dei pizzicati nelle battute conclusive del primo movimento. Il momento più emozionante della serata è però arrivato con l’Allegro ben marcato conclusivo, affrontato da Simovic con sicurezza estrema nei glissandi e negli attacchi, giustamente ruvidi, sempre però in piena sintonia con i musicisti de I Pomeriggi. Il violinista ucraino a un certo punto ha anche perso gli occhiali, ma non si è scomposto perché lui questo Concerto potrebbe suonarlo ad occhi chiusi.