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Il debutto del Quartetto Adorno a Santa Cecilia

di Beatrice László

Mercoledì 2 febbraio, Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica a Roma. Come sempre, nell’attesa che la musica inizi, le conversazioni brulicano tra i posti a sedere, le luci calano. Il Quartetto Adorno fa il suo ingresso e prende posto sul palcoscenico, con violoncello interno e viola esterna. Una posizione che permette al suono del violoncello di proiettarsi bene, purché la personalità della viola non abbia indugi, come scopriremo essere per il Quartetto Adorno.

Il programma ha inizio con le Sei Bagatelle di Webern, un pezzo dalla brevità aforistica e dalla costruzione musicale priva di temi. Con intervalli cellulari che ricordano la concentrazione espressiva degli haiku giapponesi, il quartetto dialoga deciso e con sintonia eccellente. A valorizzarla è anche l’acustica della sala, che permette alla musica di arrivare nitida e ben distribuita.

Segue il Quartetto n.14 in Fa# maggiore di Šostakovič, dove trame diatoniche si prolungano prima di trovare una cadenza in un lirismo spoglio, ma pieno di sfumature. I recitativi di viola e violoncello dell’Allegretto iniziale sono brillanti e si fanno portatori impeccabili della malinconia russa, dove desolazione e speranza fanno eco l’una all’altra fino al ritorno del tema iniziale. Nell’Adagio, il pizzicato che il secondo violino e la viola portano avanti insieme durante il dialogo tra violoncello e primo violino fende l’aria perfettamente coordinato. Il Quartetto si conclude con l’Allegretto, un movimento di slanci e tensioni dove il primo violino plana etereo e cristallino dopo una rincorsa in cui i quattro strumenti si sono succeduti a tempo esemplare.

Dopo un breve intervallo, in cui è palpabile un apprezzamento unanime del pubblico, segue il Quartetto in Si bemolle di Beethoven con l’audace e complessa Grande Fuga finale. La maestria con cui il Quartetto Adorno esegue l’ambiziosa opera del compositore tedesco è ammirevole. I musicisti si muovono come un’unica mano. Armoniosa, attenta, energica. La sintonia tra i quattro strumenti è splendida e il loro trasporto si traduce in un suono armonico e preciso. Tutta la complessità della Grande Fuga trova posto in un’interpretazione egregia.

Uno scroscio meritatissimo di applausi entusiasti chiude la brillante esecuzione del Quartetto Adorno, che ringrazia con uno Scherzo di Debussy, e segna la fine della serata.

 

Fotografie: Riccardo Musacchio - Accademia Nazionale di Santa Cecilia

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