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Kavakos – Chung a Santa Cecilia: noblesse oblige

di Andrea Nocerino

Si parta, con procedimento inverso, dalla seconda parte dello splendido concerto di venerdì 18 febbraio al Parco della Musica di Roma, con l’Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Myung-Whun Chung e Leonidas Kavakos al violino solista.

Da studenti, in Conservatorio, Bruckner appartiene alla categoria degli ascolti che assomigliano più ad una minaccia che ad un consiglio: una massa musicale enorme, a volte difficilmente digeribile dalle orecchie giovani e inesperte degli allievi musicisti. Wagner? Mahler? Dove collocare questo gigantismo sinfonico?

Eppure, Chung non sembra saperlo: come nel noto aforisma sul calabrone che non potrebbe volare eppure vola, la Sinfonia n.6 in La Maggiore di Anton Bruckner si sviluppa imponente quanto elegante, coinvolgente oltre le aspettative di qualunque detrattore bruckneriano. Chung è un interprete esperto del compositore austriaco e con la sua elegante presenza sul podio non ha perso l’opportunità di dimostrarlo, una volta ancora.

La storia racconta che il pubblico viennese dell’epoca fosse ostile alla modesta figura dell’uomo Bruckner, ma venerdì sera è stata proprio la Vienna di fine ottocento ad esser rappresentata al meglio, nella luce del maestoso sinfonismo tardo-romantico.

Last but not least, le ovazioni per Kavakos rivolte alla prima parte della serata: il Concerto per violino di Felix Mendelssohn-Bartholdy è una di quelle pagine in cui un grande interprete si distingue da un eccellente esecutore sin dalle primissime note. Lo Stradivari di Kavakos ha un suono nitido, ricchissimo, capace di riempire la Sala Santa Cecilia e sovrastare l’orchestra che - rispettosamente - crea la tessitura armonica attorno alla melodia del violino. Kavakos propone una presenza sul palco sobria, ma l’interpretazione è invece colma di sfaccettature che consentono una resa chiaroscurale: davvero bella la caratterizzazione dei temi, impreziositi da un suono che da solo, esso stesso valeva la presenza in sala. Il Concerto ha una bellezza semplice, senza filtri, ben rappresentata dall’atteggiamento disinvolto e per nulla sacralizzante del solista; egli, con libertà e sicurezza procedeva imperturbabile sulla linea affidata al violino, alle volte non seguito alla perfezione dagli interventi dell’orchestra alle spalle, che hanno però brillato per bellezza timbrica e rispetto delle proporzioni acustiche.

Una cosa è sicura: al temine della mezz’ora di esecuzione il fascino di Kavakos aveva convinto il pubblico di Santa Cecilia; dopo le emozioni suscitate da Mendelssohn, non era pensabile lasciar andare Kavakos senza pretendere a suon di applausi ritmati due bis: la sala e i musicisti dell’orchestra non sono rimasti delusi, ricevendo in dono il virtuosismo di Recuerdos de la Alhambra di Francisco Tarrega e l’esecuzione della notissima Gavotte en Rondeau dalla Partita n.3 BWV1006 di Johann Sebastian Bach. L’esecuzione è accompagnata dall’entusiasmo non mascherato della Spalla dell’orchestra, Andrea Obiso, che interloquisce con il solista e non resiste a godere dei bis con un atteggiamento forse poco composto, perdonabile tuttavia dalla confidenza offertagli da Kavakos stesso e dal piacere di tutti noi nel vedere giovani professionisti alla guida di orchestre di questa levatura.

 

Fotografie: Riccardo Musacchio

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