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Quartetto di Cremona: vent'anni in quattro

di Luca Segalla

In questo 2020 il Quartetto di Cremona festeggia i vent’anni di carriera e per i violinisti Cristiano Gualco e Paolo Andreoli, il violista Simone Gramaglia e il violoncellista Giovanni Scaglione - in vent’anni, caso raro, nessun cambiamento di organico - è il momento di fare dei bilanci.

Dopo la lunga pausa causata dal Coronavirus, tornare a suonare per festeggiare i vent’anni di carriera credo abbia un sapore speciale. Avete programmato qualcosa di particolare?

Cristiano Gualco: «Nel 2020 c’erano tante cose da festeggiare, dall’anniversario di Beethoven ai nostri vent’anni e chiaramente tutto è rimasto in sospeso. Tornare a suonare insieme, rivedersi dopo mesi chiusi in casa senza fare praticamente nulla è stata una gioia quasi inaspettata. Abbiamo tra l’altro cominciato affrontando dei pezzi nuovi, come il Quartetto di Ravel, che non avevamo mai suonato, ed il Quartetto “Americano” di Dvořák, che io personalmente affrontavo per la prima volta. Suonare musica nuova è stato come iniziare di nuovo la vita, ma il momento davvero speciale sarà ritrovarci con il nostro pubblico e condividere ancora le gioie della musica».

Il prossimo 23 aprile debutterete alla Carnegie Hall di New York. Cosa significa per voi questo traguardo?

Giovanni Scaglione: «Lo abbiamo desiderato  per tanti anni, perché dopo molto tempo passato a suonare negli Stati Uniti questa grande sala ancora ci mancava. Devo dire che quando andiamo negli Stati Uniti siamo sempre contenti, perché sentiamo un pubblico molto vicino a noi, che ama molto la musica e l’italianità».

Avete iniziato la vostra avventura nel 2000 e dopo cinque anni, nel 2005, avete ricevuto il “BBT Fellowship”. È stato quello il momento in cui vi siete detti «ci siamo»?

Paolo Andreoli: «In realtà già prima avevamo capito che potevamo continuare questa avventura insieme, grazie anche ad altri traguardi; diciamo che questo premio è stato una conferma».

Cosa potete raccontarci sulla vostra esperienza di insegnamento all’Accademia “Walter Stauffer” di Cremona?

Cristiano Gualco: «Ricorderò sempre la battuta di un violinista che abbiamo conosciuto a Hong Kong. Quando gli abbiamo chiesto se insegnasse ci ha risposto: “Io non insegno, io imparo”. È proprio questa l’esperienza che facciamo all’Accademia Stauffer, dove abbiamo la fortuna di avere degli allievi di alto livello. Capita che arrivi qualcuno con un’idea particolare, a cui noi non abbiamo mai pensato, oppure con una diteggiatura che funziona meglio della mia: alla fine anche noi impariamo, anche se chiaramente speriamo che loro possano imparare da noi più di quanto facciamo noi da loro. Del resto come musicisti siamo abbastanza giovani e siamo molto vicini ai nostri allievi anche per i consigli sulla carriera: speriamo che loro lo apprezzino».

E sulla vostra collaborazione con “Le dimore del Quartetto”?

Simone Gramaglia: «Quando questo progetto bellissimo è nato, quattro anni fa grazie a Francesca Moncada di Paternò, ci ha visti subito come testimonial appassionati (in particolare io sono stato nominato Direttore artistico) di quello che vuole essere un aiuto concreto a tutti i giovani quartetti d’archi che si affacciano sul mondo del lavoro e che provano ad iniziare una carriera. È un grande piacere portare il nome de “Le dimore del Quartetto” in tutto il mondo, scoprire ed aiutare nuovi gruppi e poterlo fare come Quartetto di Cremona, come professionisti a loro volta passati attraverso le difficoltà di un mondo in cui non è facile emergere, affermarsi e resistere, se pensiamo alle problematiche anche economiche e logistiche legate ai tanti anni di studio necessari per diventare un vero quartetto. Abbiamo la consapevolezza di fare qualcosa di buono, al pari della nostra attività didattica all’Accademia Stauffer ed a “Music with Masters”, l’importante master che organizziamo a Pistoia».

Un’anticipazione sul vostro prossimo CD?

Simone Gramaglia: «Uscirà in novembre ed è un progetto che ci fa tornare un po’ a casa dopo oltre dieci anni in cui ci siamo dedicati a Beethoven, a Saint-Saëns ed a progetti speciali come il CD schubertiano registrato con i quattro bellissimi Stradivari del Quartetto Paganini della Nippon Music Foundation. Per i nostri vent’anni di carriera abbiamo infatti deciso di fare qualcosa di particolare, anzi a onore del vero l’idea è venuta alla nostra general manager Vittoria Fontana: visto che tanti anni fa uno dei primi nostri dischi era stato “Italian Journey”, un omaggio al nostro Paese con musiche di Verdi, Puccini, Respighi e Boccherini, adesso proponiamo “Italian Postcards”, un CD con musiche di compositori stranieri ma tutte ispirate all’Italia. C’è anche una pagina del contemporaneo Nimrod Borenstein, un fantastico compositore israeliano naturalizzato francese e residente attualmente in Inghilterra, poi la Serenata italiana di Wolf, il Quartetto K80 “Lodi” di un giovanissimo Mozart, appena quattordicenne, ed il Sestetto Souvenir de Florence di Čajkovskij con la partecipazione di due ospiti d’eccezione e cari amici, il violista Ori Kam del Jerusalem Quartet ed il violoncellista Eckart Runge, fondatore del Quartetto Artemis; tra l’altro con questo CD festeggiamo anche la nostra nuova collaborazione con la casa discografiche inglese AVIE Records».