Londra, concluse le aste di strumenti musicali si attende la Brexit per sapere come cambierĂ  il settore

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Si è conclusa questa settimana a Londra, o meglio sul web dal momento che le vendite sono state condotte esclusivamente online, la seconda tornata di aste di strumenti musicali in epoca Covid-19. Le tre principali case d’asta inglesi – Brompton’s, Ingles & Hayday e Tarisio – per superare le restrizioni e le quarantene che avrebbero colpito molti avventori al loro arrivo in Inghilterra, dal 4 al 6 ottobre hanno portato con tre camion quasi tutti i propri lotti a Francoforte per un’esposizione  congiunta (leggi qui la notizia). «Per fortuna il nostro settore è alquanto conservatore e già in passato non ha risentito più di tanto delle crisi economiche. Basta pensare che il 2008 è stato il nostro miglior anno di sempre» così ci spiegava Tim Ingles ad inizio ottobre, non nascondendo però le nuvole d’incertezza legate alla Brexit che attualmente sovrastano Londra, da secoli capitale mondiale per la compravendita di strumenti di liuteria. Il vero nodo saranno le tasse doganali per far entrare gli strumenti dopo la vendita nell’Unione Europea. Tasse che potrebbero arrivare fino al 20% del valore dello strumento. Dipende tutto se a fine anno ci sarà un Deal o un No deal. Non è escluso che ci sarà un cambio nella clientela, con un aumento di acquirenti provenienti dal Nord America e dell'Asia.

Su Archi Magazine di gennaio-febbraio uscirà un servizio completo sulle aste d'autunno.

 

Il "top lot" dell'asta di Tarisio: un violino di Francesco Rugeri (Cremona ca 1690) aggiudicato a £140.600 (compresi i diritti d'asta)