Ivry Gitlis si è spento all'età di 98 anni

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Cordoglio unanime del mondo della musica per la scomparsa di Ivry Gitlis, violinista israeliano naturalizzato francese, interprete e didatta di fama internazionale nonché figura di spicco nell'ambito della musica colta contemporanea. Gitlis si è spento a Parigi lo scorso 24 dicembre all'età di 98 anni, e la famiglia ne ha dato il triste annuncio.

Artista fantasioso e poliedrico (era anche attore e filosofo), raffinato sperimentatore e interprete d'eccellenza, durante l'infanzia si trasferì a Parigi dove, in Conservatorio, si è perfezionato sotto la guida di George Enescu, Jacques Thibaud e Carl Flesch, vincendo all'età di 13 anni il Premier Prix riservato al miglior studente. Le vicende legate alle persecuzioni razziali conseguenti all'ascesa del nazismo lo costrinsero a rifugiarsi a Londra e alla fine del conflitto si trasferì negli Stati Uniti, per stabilirsi definitivamente in Francia negli anni Sessanta. Nel 1963 fu il primo violinista israeliano ad esibirsi in Unione Sovietica. Ha suonato con le maggiori orchestre al mondo, tra cui New York Philharmonic, Philadelphia Orchestra, Berliner Philharmoniker, Wiener Philharmoniker, London Philharmonic Orchestra, e Israel Philharmonic Orchestra.

Tra i compositori stregati dalla maestria interpretativa di Gitlis troviamo Bruno Maderna, René Leibowitz e Roman Haubenstock-Ramati, che a lui dedicarono rispettivamente Pièce versare Ivry (1971), il Concerto per Violino op.50 (1958) e Sequenze per violino e orchestra (1958). Nel 1990 l'Unesco lo ha nominato Ambasciatore di Buona Volontà per il «sostegno dell'istruzione e della cultura della pace e della tolleranza».

Nel nostro Paese, all'età di 95 anni, è stato insignito del Cremona Music Awards 2017 per la categoria Performance, con la seguente motivazione: «Ivry Gitlis non è solo uno dei più grandi violinisti di sempre, ma è poeta, pensatore, filosofo e attore, che trascende i meri mezzi espressivi del violino. La sua statura di violinista è paragonabile a pochissimi altri violinisti della storia, ormai entrati nella leggenda (come del resto lui stesso): Enescu, Thibaud o a Hubermann, che non a caso sono stati i suoi mentori. Il suo approccio interpretativo, come quello dei grandissimi artisti, è inconfondibile e inimitabile. Le partiture che egli suona sono ogni volta reinventate, eppure con una sincerità e spontaneità disarmanti. La personale estetica di Ivry Gitlis si effonde anche nella sua appassionata attività didattica, che ha raggiunto migliaia di violinisti di ben quattro generazioni e che, tramandandosi grazie alla sua ricca discografia e filmografia, rappresenta un lascito prezioso per l’umanità».

Centinaia i messaggi di cordoglio in circolazione sui social in queste ore. «La sua dimensione musicale, pur essendo così squisitamente violinistica, andava oltre il suo virtuosismo, oltre la conoscenza dello stile e delle mode – ha scritto Cristino Gualco, primo violino del Quartetto di Cremona -. Penso pochi nella storia siano stati in grado di produrre un suono così in sintonia con se stessi e che rappresentasse una voce così personale e così universale allo stesso tempo. La sua idea di bellezza appariva chiaramente ma era inesprimibile a parole. Quindi è bello salutarlo con la sua stessa musica, che continuerò ad ascoltare per sempre».

Annalisa Lo Piccolo

Ad Ivry Gitlis dedicheremo un ampio servizio a firma di Danilo Prefumo su ARCHI magazine di marzo/aprile 2021.