Su RAI5 le ultime tre puntate di "Musica da camera con vista"

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Sulla televisione italiana la musica classica è stata per lungo tempo un tabù. Una Sinfonia di Mozart o di Beethoven rischiava di sembrare un ufo sul piccolo schermo ed a maggior ragione il repertorio per quartetto d’archi, genere colto per eccellenza. Oggi le cose sono cambiate e può accadere che una serie come Musica da Camera con Vista, in onda su RAI5, ottenga buoni riscontri di pubblico. Mezz’ora di musica suonata da alcuni dei migliori giovani quartetti italiani e raccontata dal compositore, pianista e musicologo Giovanni Bietti. Le prime nove puntate, ambientate in prestigiose residenze storiche di varie località dell’Emilia, sono state trasmesse tra aprile e maggio, le ultime tre invece, registrate a settembre, sono in programma su RAI5 (canale 23) il 14, 21 e 28 gennaio ed avranno come protagonisti rispettivamente il Quartetto Mitja ("La Francia"; puntata registrata al Teatro Sociale di Luzzara), il QuartettOCMantova ("Il quartetto tardo-romantico"; Chiesa di S. Maria dell’Oliveto, Albinea) e il Quartetto Prometeo ("Cicli e metamorfosi"; Palazzo dei Principi, Correggio).
Musica da Camera con vista è un progetto sostenuto dalla Regione Emilia Romagna, prodotto ed ideato dagli Amici del Quartetto Guido A. Borciani e da Tempo di Musica.

È lo stesso Giovanni Bietti a raccontarci la storia di questo progetto unico nel suo genere:
«“Musica da Camera con Vista” è nata dalla mia collaborazione, collaudata da anni, con l’Associazione Amici del Quartetto Guido A. Borciani di Reggio Emilia. Ci siamo interrogati sul modo di promuovere la musica da camera ed allo stesso tempo i numerosi gruppi di giovani musicisti, spesso di grande qualità, che stanno affacciandosi sulla scena musicale italiana in questi ultimi anni. 
Siamo partiti dall’idea di un prodotto audiovisivo che fosse didattico/divulgativo e contemporaneamente spettacolare: un prodotto che unisse spiegazioni, esempi musicali ed esecuzioni vere e proprie. Avevamo pensato a un format per internet, quindi più raccolto e agile rispetto a quello che nei mesi scorsi è andato in onda sugli schermi di RAI5. Poi si è aperta la possibilità del passaggio televisivo ed il progetto è stato rimodulato. Fin dall’inizio l’idea portante è stata quella di eseguire la musica per quartetto negli spazi più adatti, quindi saloni di palazzi privati e altri ambienti, raccolti e - per l’appunto - “cameristici”. È un aspetto fondamentale se si vuole comunicare allo spettatore l’atmosfera intima, il cosiddetto “tono di conversazione” del quartetto d'archi, e allo stesso tempo la grande raffinatezza di scrittura di questa musica: per fare un paragone con la pittura, il Quartetto è una miniatura, mentre la Sinfonia è un affresco monumentale. Il Quartetto va visto da vicino, in una piccola stanza, e quindi il compositore può cesellare ogni dettaglio del discorso musicale. La Sinfonia si ascolta da lontano in una grande sala, e quindi è scritta “in grande”: nella scrittura sinfonica contano più i colori, i contrasti e i volumi rispetto ai singoli dettagli. Purtroppo oggi si ascoltano entrambi i generi in sale ampie, ma nel Settecento o nell’Ottocento nessuno avrebbe mai pensato di eseguire un Quartetto in una sala da 1.200 posti. Il mezzo audiovisivo permette di riportare la musica quartettistica negli spazi adatti, ma di farla ascoltare a migliaia di persone».

Come ha reagito il pubblico?
«Mi sembra che gli spettatori abbiano apprezzato sia il taglio divulgativo sia i contenuti musicali della serie. Credo che il ciclo risponda a un’esigenza sempre più diffusa negli ascoltatori, quella di avvicinarsi alla cosiddetta “musica classica” con più consapevolezza, di comprendere più a fondo i meccanismi linguistici e tecnici del pensiero musicale. Per usare un’espressione che uso spesso quando parlo della mia attività di divulgatore, uno dei nostri compiti è quello di aiutare l’ascoltatore a passare dall’emozione alla conoscenza, a integrare i contenuti più immediati e istintivi (la forza del ritmo, la bellezza della melodia, la sensualità del timbro) con quelli storici, sociali, etici. Un pezzo di musica parla del suo tempo e della società nella quale - e per la quale - è stato concepito; e l’esperienza dell'ascolto resta incompleta se non si riescono a comunicare questi aspetti e a renderli attuali, rinnovandoli ogni volta».

Cosa può anticiparci sulle ultime tre puntate del ciclo, in onda su RAI5 nei prossimi giorni?
«Saranno dedicate ai repertori quartettistici che fino a oggi non abbiamo ancora preso in esame: il cosiddetto Impressionismo francese (i Quartetti di Debussy e di Ravel), il Tardo romanticismo (in particolare la musica di Brahms) ed infine l’ultimo Beethoven: gli ultimi Quartetti di Beethoven restano il punto più alto toccato nell’evoluzione del genere e, come sappiamo, sono rimasti un punto di riferimento per tutti i compositori successivi, per Brahms come per Bartók, Schoenberg o Šostakovič».

Ci sarà una seconda edizione di Musica da Camera con Vista?
«L’iniziativa continuerà, anche perché ci ha dato molte soddisfazioni, ma quasi sicuramente con una veste diversa, perché sarà più strettamente legata alla performance dal vivo. Speriamo così di renderla ancora più coinvolgente e più ricca di contenuti: siamo convinti che il mondo di oggi abbia tanto da imparare dalla musica da camera».

Luca Segalla