Due violinisti iraniani uccisi durante le proteste

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Sanam Pourbabaei e Pouya Faragardi

In queste settimane di proteste in Iran, la repressione violenta delle forze statali ha travolto tutti gli angoli della società civile, inclusi i creativi e i musicisti che, con l’arte, avevano scelto di esprimere dissenso e speranza. Tra i nomi delle vittime emergono con forza quelli di Sanam Pourbabaei e Pouya Faragardi, due violinisti la cui passione per la musica si intrecciava con il desiderio di cambiamento.

Sanam Pourbabaei, 26 anni, era un’insegnante di violino e una figura amata nella sua comunità musicale. Secondo i racconti dei testimoni, era in strada nella città di Lahijan l'8 gennaio quando le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sui manifestanti: un proiettile l’ha colpita alla testa e, dopo ore di lotta tra la vita e la morte, è morta in ospedale. La sua famiglia ha dovuto affrontare pressioni per ottenere la restituzione del corpo e organizzarne la sepoltura sotto stretta sorveglianza.

Pochi giorni dopo, un’altra tragica notizia ha scosso la comunità internazionale della musica: Pouya Faragardi, violinista di 37 anni di Teheran, è stato colpito e ucciso da proiettili delle forze di sicurezza durante gli stessi moti di protesta. Anche lui, musicista e docente, incarnava l’intreccio tra impegno civico e passione per l’arte.

Le proteste, scoppiate alla fine di dicembre 2025 e divenute un vasto movimento contro la repressione politica ed economica, hanno causato decine di migliaia di morti in tutto il paese, con testimonianze e stime di organizzazioni per i diritti umani che parlano di un uso sproporzionato della forza da parte delle autorità.

Per il mondo della musica, queste morti rappresentano il simbolo di quanto profondamente la cultura sia coinvolta nelle dinamiche di libertà e dissenso. Sanam e Pouya non erano solo esecutori di note: erano testimoni di una generazione che cerca voce e spazio in un contesto in cui ogni suono — musicale o verbale — può diventare atto di resistenza. Il violino, strumento di espressione e empatia, qui diventa metafora di un silenzio imposto con la violenza. Sedersi ad ascoltare la loro storia ci ricorda che dietro a ogni cifra di vittime ci sono vite, sogni e melodie spezzate da un conflitto che continua a chiedere pace e giustizia.

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