LagoMaggioreMusica: una frizzante conclusione con l’Isidore String Quartet
di Luca Segalla
Spesso nelle formazioni quartettistiche statunitensi si avvertono una frenesia ritmica, una freschezza del fraseggio e una solare vitalità molto coinvolgenti per il pubblico, mentre poco spazio viene lasciato alle complicazioni e alle macerazioni sentimentali, a cui sono più inclini le formazioni del Vecchio continente. Non fa eccezione l’Isidore String Quartet, protagonista il 28 agosto ad Arona dell’appuntamento conclusivo della 32ª edizione di LagoMaggioreMusica. Le prime battute del Quartetto in fa minore op. 20 n. 5 di Franz Joseph Haydn hanno fissato subito le coordinate interpretative di tutta la serata, con un fraseggio spigliato, sonorità aperte e una contagiosa immediatezza espressiva. La qualità esecutiva è stata molto alta, come del resto ci si aspetta da una formazione cresciuta in seno alla prestigiosa Juilliard School di New York e che nel 2022, dopo appena tre anni di attività, ha vinto il primo Premio al prestigioso Concorso Internazionale per Quartetto d’Archi di Banff; lo si è visto in Haydn e ancora di più nel Quartetto in fa minore op. 80 di Felix Mendelssohn, affrontato nel segno di una notevole brillantezza nel ritmo e nell’articolazione del fraseggio, tra grandi slanci emotivi comunque sempre controllati nell’intonazione e nella pulizia dell’insieme, pianissimi misurati con precisione e un cantabile pregevole nell’Adagio, il tutto favorito da un’acustica sorprendentemente pulita e morbida nel restituire il suono: il concerto era ospitato nel cortile di Casa Usellini, ma le dimensione ridotte, il fatto che il cortile sia chiuso da tre lati e che i musicisti suonino sotto un porticato rende questa location molto simile a una sala da concerto, tra l’altro con il vantaggio della distanza ravvicinata tra pubblico e interpreti.
La stessa pulizia, la stessa precisione e la stessa cura dell’impasto sonoro hanno caratterizzato l’interpretazione del Langsamer Satz, uscito dalla penna di un giovane Anton Webern ancora immerso in fantasticherie romantiche, anche se i languori primo novecenteschi di questa partitura sembrano fuori dall’orizzonte estetico dell’Isidore, come rivelavano l’insolita trasparenza dell’insieme e il ricorso molto parco al vibrato. Da questa trasparenza e pulizia del suono ha tratto invece grande giovamento l’interpretazione del già citato Quartetto op. 20 n. 5 di Haydn, in particolare nella Fuga che costituisce il movimento conclusivo, mentre l’Adagio, per quanto pulito nel suono, è apparso un poco ingessato nel fraseggio.
I quattro dell’Isidore hanno poi mostrato di trovarsi perfettamente a loro agio sul terreno della musica contemporanea in un’impeccabile interpretazione del Quartetto n. 4 “American Mosaic” che Billy Childs ha composto proprio per loro, pagina curiosa perché di fatto per un terzo della sua durata è costituita da un doppio duetto, con i due violini da una parte e viola e violoncello dall’altra che si alternano continuamente passandosi il materiale tematico. È un brano stilisticamente molto eterogeneo, come suggerisce lo stesso titolo, “un mosaico” di situazioni che passano dalla rarefazione timbrica e tematica del movimento iniziale alla cupezza del secondo movimento, che si apre in un serpeggiare cromatico di ispirazione tardoromantica interrotto poi da gesti repentini e rabbiosi in un progressivo infittirsi della scrittura fino al ritorno alla cupa quiete iniziale, mentre il terzo e ultimo movimento lascia un maggiore spazio al cantabile, prima con un tema dal sapore modale quindi aprendosi a suggestioni folkloriche, con un tema danzante che suona molto irlandese. Il brano di Billy Childs ha mostrato il livello di affiatamento raggiunto dai violinisti Phoenix Avalon e Adrian Steele, dal violista Devin Moore e dal violoncellista Joshua McClendon, capaci di tenere sempre sotto controllo la partitura in tutte le situazioni, anche quando la scrittura si fa più complicata come nel caso degli armonici nella parte centrale del secondo movimento.
Tra l’altro in questa occasione il ruolo di primo violino è stato ricoperto alternativamente dai due violinisti, Adrian Steele in Haydn e Webern e Phoenix Avalon nel brano di Billy Childs e nel Quartetto op. 80 di Mendelssohn, quest’ultima senza dubbio l’interpretazione migliore della serata, perché la precisione esecutiva, la pulizia dell’intonazione, la chiarezza timbrica del suono e l’amalgama dell’insieme si accompagnavano a un fraseggio dal respiro profondo e naturale, come abbiamo già rilevato a proposito dell’Adagio, e a una grande energia ritmica sia nel vivacissimo secondo movimento sia nel finale, le cui sonorità a tratti si facevano giustamente ruvide, senza inseguire un asettico modello ideale di purezza timbrica.

Arona - LagoMaggioreMusica
Venerdì 28 agosto 2026
Fotografie: Emanuele Sandon - www.aronanelweb.it