Addio al violinista Stefano Michelucci, docente per oltre 30 anni al "Cherubini" di Firenze

Image

Due giorni fa per un male incurabile è venuto a mancare a Firenze, città dov’era nato settantuno anni fa, il violinista e didatta Stefano Michelucci. La sua brillante formazione musicale s’ era svolta entro la fine degli anni ’60 del secolo passato presso il conservatorio del capoluogo toscano. Per quanto riguarda il violino - ovviamente - sotto la disciplina di suo padre, il grande Roberto Michelucci, mentre per la musica da camera accanto ad un altro gigante del concertismo italiano: Franco Rossi. Diplomatosi con il massimo dei voti e la lode, parallelamente a ciò aveva tuttavia avvertita la necessità d’accedere anche alla conoscenza d’uno strumento armonico, concludendo così lo studio della chitarra - anche qui con lode - nella classe di Alvaro Company, il primo discepolo italiano di Andrés Segovia.

Favorito dalla propria affermazione in diversi concorsi nazionali, dopo un avvio di carriera in entrambi gli strumenti, col tempo furono soprattutto il violino e la musica da camera a vederlo attivo, sia in Italia che nel resto d’Europa, a fianco di collaboratori come i pianisti Giovanni Carmassi, Giuseppe Fricelli ed Angela Massini, il violoncellista Settimio Guadagni ed il violista Angelo Bartoletti, non di rado impegnato in prime esecuzioni assolute a lui dedicate da autori contemporanei. Insegnante particolarmente fecondo, dopo una prima esperienza presso l’Istituto Musicale "Mascagni" di Livorno ed un successivo impegno nei Conservatori di Verona e Parma, egli occupò per oltre trent’anni la cattedra di Violino principale al "Cherubini" di Firenze, avviando alla professione almeno tre distinte generazioni di violinisti, tra quali, oltre a chi scrive, continueranno a serbarne nel cuore l’intelligenza e la sensibilità Antonio Bonacchi, Roberto Cecchetti, Niccolò Celentano, Andrea Libero Cito, Alan Magnatta Freiles, Michele Nerucci, Savino Pantone, Marco Pistelli, Patrizia Ronconi ed Angela Savi.

Riccardo Pini